Dalle fiamme del racket alle aule del Senato: “Caffè Corretto” è il manifesto dell’Italia che non si piega ai clan
ROMA – Ci sono date che il destino si incarica di trasformare da cicatrici in pietre miliari. Il 28 luglio è una di queste. Quattro anni fa, in questo stesso giorno, le fiamme della criminalità organizzata avvolgevano la Caffè Guglielmo, storico presidio industriale e occupazionale di Catanzaro. Un vile tentativo di spegnere, insieme ai capannoni, la speranza di un intero territorio. Il 28 luglio di quest’anno, invece, la risposta a quel rogo ha risuonato solenne nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica, con la presentazione di “Caffè Corretto”, il volume promosso dall’Associazione La Tazzina della Legalità e curato dalla vicepresidente Mary Troiano.
La parabola che unisce l’attentato di Catanzaro all’aula del Senato non è solo la cronaca di una reazione; è la dimostrazione di come la società civile possa convertire la violenza mafiosa in un’energia democratica inarrestabile. Dall’iniziativa dei fondatori Sergio Gaglianese e Mary Troiano, e grazie alla sensibilità istituzionale del Senatore Nave, l’associazione è oggi un network nazionale che unisce imprenditori, amministratori, giornalisti e vittime dei clan sotto un unico imperativo: la legalità non è un concetto astratto, ma la precondizione per lo sviluppo economico e sociale del Paese.
Le storie: il dovere della memoria e la richiesta di giustizia
“Caffè Corretto” non è una semplice antologia di testimonianze, ma un mosaico di vite spezzate e faticosamente ricostruite. Tra le pagine e gli interventi in Senato emerge con forza il bisogno di risarcire il tempo sottratto a chi ha subito le ingiustizie dei clan o, talvolta, i cortocircuiti di uno Stato lento.
Emblematica è la vicenda di Marco Sorbara, simbolo di un’ingiusta detenzione che non ha scalfito la sua fiducia nelle istituzioni, oggi colonna portante dell’associazione. Accanto a lui, le voci di chi ha pagato un prezzo altissimo per aver detto “no”:
- Tiberio Bentivoglio, da oltre trent’anni in prima linea contro la ‘ndrangheta;
- Salvatore Barbagallo, che ha sfidato le cosche nel vibonese;
- Raffaele Fazio, l’artigiano calabrese che a Torino ha visto la propria attività divorata dal racket;
- Mauro Esposito (architetto e imprenditore) e Siria Scarfò, simboli di resistenza quotidiana.
Il pragmatismo della politica e il valore economico delle regole
Il dibattito in Senato ha offerto anche un’importante riflessione sul ruolo della politica locale e dell’economia. Donatella Deposito, sindaca di Parenti (CS), ha lanciato un monito che dovrebbe diventare la stella polare di ogni amministratore: «Prima la comunità, poi la politica». Un appello al pragmatismo, dove il bene comune deve superare ogni steccato ideologico per risolvere i problemi reali dei cittadini.
Sul fronte economico, il giornalista Maurizio Carucci ha scardinato il cliché della legalità come mero “dovere morale”. Le regole chiare e la trasparenza sono, al contrario, i veri motori dello sviluppo: dove c’è legalità si crea lavoro vero, si attraggono investimenti sani e si garantisce la libera concorrenza tra le imprese. Senza di essa, il mercato è destinato a morire.
Sconfiggere la paura con la trasparenza
La forza del progetto si misura anche nella capacità di rompere il silenzio. Significativo l’aneddoto condiviso in chiusura da Silvio Valzani, regista e responsabile della comunicazione dell’associazione, a cui spesso viene chiesto se non abbia paura a esporsi così tanto. Una domanda sintomatica di quanto il tema sia ancora considerato un tabù in troppi contesti.
La risposta de La Tazzina della Legalità è netta: l’unico modo per sconfiggere la paura è far rumore, moltiplicare le voci e dimostrare che chi sceglie la giustizia non è mai solo.
“Caffè Corretto” si congeda così dal Senato non come un punto d’arrivo, ma come un manifesto civile. Un invito rivolto a tutti i cittadini a non voltarsi dall’altra parte, trasformando il dolore individuale in una grande battaglia collettiva di libertà.






