Calabria, i detenuti diventano assaggiatori d’olio e salvano l’antico Olivo Bianco della Madonna
Si è concluso con successo in Calabria il progetto formativo “Coltivare Speranze”, un’iniziativa che unisce riscatto sociale, agricoltura e tutela della biodiversità all’interno degli istituti carcerari. Presso l’Istituto a Custodia Attenuata (I.C.A.) di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, quattordici detenuti hanno superato l’esame finale teorico-pratico, conseguendo l’attestato di assaggiatori di oli vergini di oliva. Per sette di loro il traguardo ha un valore ancora più concreto: hanno acquisito il titolo definitivo che consente l’immediato inserimento nel mercato del lavoro.
Il percorso didattico è stato promosso grazie a un protocollo d’intesa che ha visto collaborare in stretta sinergia la Casa di Reclusione di Laureana di Borrello, l’ARSAC (Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese), l’Ufficio per la Pastorale per la Cura del Creato della Conferenza Episcopale Calabra e l’Archeoclub d’Italia APS. Le lezioni sono state tenute da docenti dell’Arsac, della Facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e da esperti di Archeoclub.
La rinascita dell’olivo bianco e il ruolo dei detenuti
Al centro del progetto non c’è solo la formazione professionale, ma anche la salvaguardia di un patrimonio botanico unico: la Olea Europaea varietà Leucocarpa, comunemente nota come “Olivo della Madonna” o “Olivo Bianco”. Questa cultivar, caratterizzata da frutti che durante la maturazione virano dal verde a un candido bianco anziché al nero, era quasi scomparsa dalle campagne calabresi.
Nei secoli passati, l’olio prodotto da queste drupe bianche veniva utilizzato principalmente per alimentare le lampade nei luoghi di culto, poiché la sua combustione produce pochissimo fumo. Con l’avvento dell’elettricità, la coltivazione di questa varietà è stata progressivamente abbandonata, mettendola a rischio estinzione.
L’archeologa Annamaria Rotella, Vicepresidente di Archeoclub d’Italia sede di Vibo Valentia, ha dedicato dieci anni alla mappatura di questa pianta sul territorio, rintracciando circa 120 esemplari antichi distribuiti in 80 comuni calabresi. Nell’ambito del progetto, sono stati proprio i detenuti a mettere a dimora nuovi esemplari di questa varietà, contribuendo attivamente alla tutela della biodiversità.
Le voci dei protagonisti
L’iniziativa ha riscosso un forte entusiasmo sia tra i partecipanti sia tra le istituzioni coinvolte, delineando un modello di riabilitazione che parte dal territorio.
Giuseppe Ramondino, Comandante della Polizia Penitenziaria dell’I.C.A., ha evidenziato l’alto valore della risposta da parte dei ristretti:
“Abbiamo avuto una buona percentuale di adesione da parte dei detenuti. È chiaro che tutti coltivano la speranza di cambiare e di avere un futuro migliore. Hanno compreso, in particolare, la possibilità di poter spendere successivamente un titolo professionale sul mercato.”
La direttrice dell’ARSAC Calabria, Fulvia Michaela Caligiuri, ha rimarcato il ruolo strategico della formazione in agricoltura:
“L’azienda favorisce lo sviluppo agricolo attraverso la formazione e l’informazione. In questa specifica circostanza l’attività è stata rivolta a corsisti molto particolari. Sono azioni che puntano al recupero della loro dignità, attraverso percorsi formativi mirati.”
Sulla stessa linea Anna Murmura, Presidente di Archeoclub d’Italia sede di Vibo Valentia, che ha descritto l’iniziativa come un modello virtuoso:
“È un modello nazionale ed europeo che parte dalla Calabria. La necessità di salvaguardare la varietà, unita al suo valore simbolico, paesaggistico e produttivo, ha fatto nascere l’idea della sua propagazione all’interno delle carceri, con successiva donazione degli alberelli alla Conferenza Episcopale per la loro diffusione.”
Prospettive future: verso un modello nazionale
Il successo di “Coltivare Speranze” apre la strada a nuovi progetti di valorizzazione territoriale e sociale. Da un lato, Archeoclub d’Italia, Italia Nostra e WWF Vibo Valentia mirano a istituire in Calabria “Il percorso dell’olivo bianco”, un itinerario turistico e culturale che colleghi i luoghi di diffusione di questa straordinaria pianta con i siti storici e di culto della regione.
Dall’altro, l’esperienza calabrese si candida a diventare un punto di riferimento per l’intero Paese. Come dichiarato da Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia:
“Siamo in prima linea nell’affermazione dei valori della cultura e della conoscenza in grado di ridare dignità alle persone. Lo stiamo già facendo con il progetto MareNostrum per i minori dell’area penale e ora siamo pronti a esportare l’esperienza di ‘Coltivare Speranze’ anche in altre regioni italiane. Crediamo che dare una speranza concreta attraverso la cultura e la bellezza delle relazioni umane sia la strada giusta.”






