Salute

Caulonia senza medico: la Guardia Medica chiude, il comune insorge

Un fulmine a ciel sereno, o forse l’epilogo annunciato di una sanità che arranca. L’Amministrazione Comunale di Caulonia si fa portavoce di un’ondata di sdegno popolare di fronte alla comunicazione, tanto burocratica quanto tagliente, con cui l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria ha decretato la chiusura della postazione di continuità assistenziale del paese. Non si tratta di un’ora, ma di intere, interminabili giornate di vuoto sanitario: il 1° giugno, il 6 giugno e di nuovo il 2 e l’8, i cittadini di Caulonia si ritroveranno senza un presidio medico fondamentale, un affronto diretto al loro diritto alla salute.

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La giustificazione dell’ASP suona come una resa: impossibile trovare medici disposti a coprire i turni. Una carenza strutturale che, però, si traduce in un abbandono territoriale inaccettabile, come tuona il sindaco Francesco Cagliuso. “Inaccettabile,” ripete, e le sue parole dipingono la mappa di una crisi: “Parliamo di un territorio di oltre 102 chilometri quadrati, un mosaico di frazioni sparse dove vivono anziani, bambini, persone fragili. L’ospedale più vicino, a Locri, è un miraggio lontano quasi tre quarti d’ora di strada, traffico permettendo. Lasciare questa gente sola è una decisione che non siamo disposti a subire in silenzio.”

Se la voce del sindaco si ancora alla drammatica concretezza del territorio, quella del vicesindaco Giovanni Maiolo eleva la protesta a un grido di principio, quasi un’orazione civile. “L’articolo 32 della nostra Costituzione non è un suggerimento, è un pilastro: la Repubblica tutela la salute,” afferma Maiolo, la cui indignazione è palpabile. “Non è un servizio accessorio che si può sospendere come una linea telefonica. È il presidio minimo di civiltà. Ogni singolo minuto di chiusura della guardia medica di Caulonia rappresenta una violazione di quel patto fondamentale tra Stato e cittadino. È una vergogna.” Maiolo non nega le difficoltà gestionali dell’ASP, ma le respinge come alibi: le emergenze non aspettano che si trovi un sostituto, e le crisi sanitarie non si curano degli orari dei turni scoperti.

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Di fronte a questo muro, l’Amministrazione Comunale non si limita alla protesta ma lancia una sfida diretta all’ASP, formalizzando tre richieste non negoziabili: trovare immediatamente soluzioni tampone per coprire i turni, anche attraverso mobilità interna o convenzioni straordinarie; garantire il servizio, punto; e, soprattutto, convocare un tavolo di crisi per elaborare una strategia a lungo termine che sradichi il problema alla radice, impedendo che Caulonia debba mai più temere il silenzio di un telefono che squilla a vuoto nel cuore della notte. Il messaggio è cristallino: il Comune non resterà a guardare mentre i diritti dei suoi cittadini vengono erosi e si riserva ogni azione possibile per difendere la salute della sua gente.

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