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Oncologia a Crotone, il cuore oltre il degrado: cure d’eccellenza in un ospedale fatiscente

CROTONE – Esiste una linea sottile che separa l’eccellenza dalla resa, e il reparto di Oncologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone la percorre ogni giorno. Da un lato, un’equipe medica di altissimo profilo umano e professionale guidata dalla Dott.ssa Carla Cortese; dall’altro, una struttura che mostra i segni di un’incuria decennale. A denunciare questo paradosso è la lettera di un cittadino, che descrive una sanità a due volti: quella dei sorrisi e quella dei muri scrostati.

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Sotto la guida della Dott.ssa Cortese, il reparto è diventato un modello di sanità e un punto di riferimento per il territorio. “La dottoressa ha costruito una squadra che opera con una dedizione fuori dal comune, trasformando un reparto difficile in un luogo di speranza”, si legge nella testimonianza. La cura diventa una presa in carico totale del paziente, dove l’umanità del personale sopperisce a ogni altra mancanza.

Ma è varcando la soglia che l’ammirazione si scontra con una realtà amara. L’Oncologia condivide gli spazi con la Nefrologia, in una commistione che compromette privacy e organizzazione. Pazienti, già indeboliti da terapie invasive, sono costretti a utilizzare servizi igienici comuni, in un ambiente che sembra dimenticato dal tempo. “Le mura raccontano la storia di una sanità che attende da troppo tempo”, scrive il cittadino, descrivendo condizioni da “medicina di frontiera”, dove medici, infermieri e OSS operano in scenari che molti definirebbero da “Terzo Mondo”.

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Eppure, il personale non cede al cinismo. Anzi, risponde al degrado con un’arma potentissima: il sorriso. “Tra un prelievo e una terapia, c’è sempre spazio per una parola di conforto, un gesto di umanità”, continua la lettera. Non è un’abitudine, ma una scelta etica precisa: non far pesare sul malato l’inadeguatezza di una struttura che cade a pezzi. È questo “capitale umano inestimabile” a tenere in piedi il sistema, a colmare le lacune della politica e dell’edilizia sanitaria.

L’appello finale è un monito diretto alle istituzioni. Curare il cancro richiede tecnologia e farmaci, ma la dignità dei luoghi è parte integrante del percorso di guarigione. “Ammodernare le strutture non è mera edilizia”, conclude la lettera, “ma significa mettere il personale nelle condizioni di salvare vite senza dover lottare contro soffitti che cadono o ascensori guasti”. Crotone ha già i suoi eroi in camice bianco. Ora serve un ospedale che sia all’altezza della loro, e soprattutto dei pazienti, umanità.

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