8 Marzo: Oltre la Mimosa, il Dovere della Memoria e dell’Azione
L’8 marzo non è una festa. È un promemoria delle battaglie combattute, delle conquiste ottenute e della lunga strada ancora da percorrere. Svuotata della sua originaria carica politica e spesso ridotta a un semplice scambio di mimose, la Giornata Internazionale della Donna affonda le sue radici nelle lotte operaie e socialiste del primo Novecento, quando le donne iniziarono a rivendicare diritti fondamentali: un salario equo, condizioni di lavoro umane e il diritto di voto. Celebrare questa data significa onorare quel coraggio e rinnovare quell’impegno. Ma oggi, nel 2026, guardare al mondo significa confrontarsi con realtà che rendono questa celebrazione tanto necessaria quanto amara.
Il Grido dall’Iran: Donna, Vita, Libertà
Il corpo delle donne iraniane è diventato il campo di battaglia di un regime teocratico oppressivo. Il velo imposto non è un pezzo di stoffa, ma il simbolo di una negazione sistematica della libertà individuale. Le donne iraniane scendono in piazza al grido di “Donna, Vita, Libertà”, sfidando la violenza, gli arresti e la morte. La loro lotta ci interroga sulla nostra passività.
Italia: la Violenza Domestica come Costante Strutturale
Volgiamo lo sguardo più vicino, in Italia. La violenza contro le donne non è un’emergenza recente, ma un fenomeno endemico radicato nella struttura sociale. I numeri sono inequivocabili: nel 2023, le donne uccise in ambito domestico e affettivo sono state 96, esattamente il doppio rispetto ai 52 uomini che hanno subito lo stesso destino. Questa sproporzione non è accidentale, ma riflette una realtà profonda: la casa è statisticamente un luogo molto più pericoloso per le donne.
Nel 2024, gli omicidi volontari contro donne hanno raggiunto 327 casi, mentre i dati del 2025 mostrano un leggero miglioramento con una riduzione del 20% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, guardando alla serie storica dal 2019 a oggi, le vittime oscillano costantemente intorno a una quota tra le 111 e le 126 all’anno, una linea piatta che testimonia l’incapacità strutturale di affrontare efficacemente il problema.
Ad oggi, nel 2026, l’Osservatorio nazionale ha già registrato 10 femminicidi accertati, il suicidio di una ragazza trans e 2 casi in corso di accertamento, con almeno altri 22 tentati femminicidi riportati dalle cronache. Le vittime hanno età che vanno dai 14 agli 85 anni, distribuite in diverse regioni italiane.
Dietro questi numeri ufficiali si nasconde una violenza ancora maggiore: secondo le stime, la prevalenza della violenza fisica o sessuale perpetrata da partner negli ultimi 12 mesi è del 5,4% tra le donne di 15 anni o più. Eppure, esiste un marcato “gap di riconoscimento”: solo una piccola frazione di questa violenza, tra l’1,3% e il 5,6%, viene formalmente intercettata dal settore sanitario. Molti casi rimangono al di fuori del perimetro istituzionale, invisibili alle statistiche ufficiali.
Una Peculiarità Italiana
Sebbene l’Italia registri un tasso di femminicidio tra i più bassi d’Europa, con 4,2 casi ogni 100.000 persone, la struttura della violenza ha una caratteristica unica. Nel nostro Paese si uccide meno complessivamente, ma quando avviene, accade soprattutto in famiglia e le vittime sono principalmente donne. Questo non è motivo di sollievo, ma di preoccupazione strutturale. Mentre in altre nazioni europee la criminalità violenta è più diffusa, in Italia essa si concentra nelle mura domestiche.
Il Gap tra Leggi e Realtà
L’Italia dispone di un quadro normativo significativo: dalla Legge 119/2013 al “Codice Rosso” del 2019, fino alla Legge 53/2022 sul sistema statistico integrato e alla più recente legge 181/2025 sul femminicidio. Tuttavia, la raccolta e l’integrazione dei dati rimane discontinua. I flussi informativi dai centri antiviolenza, dalle forze dell’ordine, dal sistema giudiziario e dai servizi sanitari non dialogano ancora pienamente, creando una massiccia perdita di informazioni su quello che accade realmente alle donne.
La Violenza Economica: il Soffitto di Cristallo
Accanto alla violenza fisica, esiste una violenza silenziosa, quotidiana e legalizzata: la disparità economica. Nel mondo del lavoro, essere donna significa ancora essere sottopagate. Il divario salariale con i colleghi uomini, a parità di mansioni, è una realtà consolidata. Le donne lottano contro il “soffitto di cristallo” e si fanno carico di un doppio fardello: il lavoro retribuito e quello invisibile e non retribuito di cura della famiglia.
L’Imperativo dell’Azione
L’8 marzo ci impone una riflessione profonda: nessuna conquista è permanente e i diritti non sono un regalo, ma il frutto di una lotta incessante. È il giorno per passare dalla celebrazione alla rivendicazione, dall’omaggio all’azione concreta. Per le donne in Iran, per le vittime di femminicidio in Italia, per chiunque lotti per un salario giusto e per il proprio spazio nel mondo. Solo colmando il divario tra leggi e applicazione effettiva, tra statistiche ufficiali e realtà sommersa, potremo trasformare il promemoria dell’8 marzo in un vero cambiamento.
Piero De Santo, Direttore Responsabile




