Cultura

Cosenza, la legalità non si spegne: dopo il raid al Guarasci, studenti e istituzioni riempiono il Cinema Italia

L’atto vandalico che doveva sabotare l’evento si trasforma in un simbolo di resilienza. Dalla testimonianza della sindaca antimafia Fragomeni al racconto della vedova di un carabiniere ucciso, una lezione di coraggio che ha illuminato la città.

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COSENZA – Volevano lasciare al buio la cultura, hanno acceso un faro sulla coscienza della città. L’atto vandalico che ha colpito l’Auditorium “Antonio Guarasci”, privato dei cavi di rame alla vigilia della Giornata della Legalità, non ha fermato l’impegno del Liceo Classico “Bernardino Telesio”. Anzi, lo ha rafforzato. Grazie alla fulminea generosità dell’imprenditore Pino Citrigno, l’evento si è spostato al Cinema Italia, trasformando un presidio culturale di periferia nel cuore pulsante della Cosenza che non si arrende.

Quella che ne è scaturita non è stata una semplice celebrazione, ma una potente lezione di vita per centinaia di studenti. Sul palco, moderato dalla professoressa Barbara Marchio e nato dalla sinergia tra la scuola e l’associazione “L’albero dei sorrisi”, non si sono susseguite teorie astratte, ma storie di chi la legalità la difende ogni giorno, sulla propria pelle.

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La prima testimonianza è arrivata da Maria Teresa Fragomeni, sindaca di Siderno, un comune strappato a anni di commissariamento per mafia. Da quando è stata eletta, le intimidazioni non sono mancate, ma la sua comunità le ha fatto da scudo. “Non sono un’eroina”, ha dichiarato la prima cittadina, scelta dalla DIA per il calendario 2026, “sono una persona normale che ha scelto da che parte stare: con la gente onesta di Siderno, che non accetta più di essere etichettata come terra di mafia”.

Il microfono è poi passato al giornalista e scrittore Arcangelo Badolati, che ha messo in guardia i giovani dal pericolo di una narrazione distorta. Ha ricordato come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono isolati da settori della politica e dei media prima ancora che dalle bombe. “Raccontare la verità è un dovere”, ha affermato, “perché solo la conoscenza rende liberi di scegliere”.

Un appello diretto ai ragazzi è stato lanciato dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Capomolla. “La criminalità organizzata si nutre dell’indifferenza”, ha avvertito, puntando il dito contro l’abbassamento della soglia di attenzione sul consumo di droghe, principale fonte di guadagno per le cosche. “Le regole non sono catene, ma lo strumento per garantire la libertà di tutti. La legalità si costruisce con le piccole scelte giuste di ogni giorno”.

Il momento di massima commozione è calato sulla sala con la voce di Anna De Luca, vedova dell’appuntato dei Carabinieri Renato Lio, ucciso durante un posto di blocco a Soverato. Accanto a lei, il figlio Alfredo. La signora De Luca ha raccontato di aver cresciuto i figli sradicando l’odio e il desiderio di vendetta, coltivando solo il perdono e la sete di giustizia. Una scelta così radicale da spingere lei stessa e i suoi figli a indossare la divisa. A chi le chiede il perché, risponde con parole che sono un manifesto: “Mio marito non è stato ucciso dallo Stato, ma dalla mafia. Servire lo Stato indossando la sua stessa divisa è il mio modo per combattere l’illegalità e farlo vivere ancora”.

A fare da cornice, le performance degli studenti, con la lettura di un diario immaginario di Falcone e un monologo sulle donne e la mafia. La Giornata si è conclusa con la consegna delle targhe da parte dell’associazione “L’albero dei sorrisi”. L’Auditorium Guarasci è rimasto al buio, ma la luce che si è accesa al Cinema Italia ha dimostrato di essere impossibile da spegnere.

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