Cultura

Borsa di Studio Mustari: Radici, Restanza e il Diritto di Scegliere

Al MUSMI, la Società Dante Alighieri e la famiglia Mustari premiano gli studenti che hanno saputo narrare il complesso legame con la propria terra, in un dialogo tra memoria e futuro.

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CATANZARO – Esiste un filo sottile, eppure tenacissimo, che lega il dolore dello sradicamento alla fierezza della permanenza. Un dualismo che ha segnato la storia del Mezzogiorno e che oggi interpella le nuove generazioni, chiamate a decidere se partire o restare. È attorno a questo nodo cruciale, tra emigrazione e “restanza”, che si è celebrata la terza edizione della Borsa di Studio intitolata a Costantino Mustari, una figura la cui memoria pulsa ancora vivida nel mondo della scuola e dell’impegno civile. Docente, preside, scrittore: un uomo che vedeva nell’istruzione la leva per sollevare il futuro.

Nella solenne cornice del MUSMI, al Parco della Biodiversità Mediterranea, non si è svolta una semplice cerimonia di premiazione. È stato un momento di profonda riflessione collettiva. Un’eredità viva, come hanno sottolineato le figlie Cristina e Rossella Mustari, che vedono nell’iniziativa il prolungamento naturale dell’opera del padre: un modo per continuare a “fare qualcosa di buono per gli studenti”, trasformando il patrimonio umano e culturale di un uomo di fede e conoscenza in un’opportunità concreta per i giovani.

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L’evento, inserito nella “Giornata della Dante”, ha visto la sinergia tra la famiglia e il Comitato di Catanzaro della Società Dante Alighieri, presieduto da Teresa Rizzo. È stata lei a tracciare il percorso ideale che collega le edizioni del premio: un’esplorazione costante del senso di appartenenza. Quest’anno, il bando ha lanciato una sfida complessa: confrontarsi con il dramma del distacco. Gli studenti sono stati invitati a esplorare una doppia ferita: quella storica dell’emigrazione italiana, impressa nella memoria collettiva, e quella contemporanea di chi fugge da guerre, povertà e privazione della libertà. Un esercizio non solo creativo, ma soprattutto umano. Dalle scuole primarie agli istituti superiori, i ragazzi hanno risposto con racconti, poesie e opere grafiche, tessendo un mosaico di storie che legano il passato dei propri antenati alla condizione universale del migrante.

Il cuore intellettuale della mattinata è pulsato negli interventi che hanno scandagliato il concetto di “restanza”. Elena De Filippis, vicepresidente del Comitato, ha offerto una lettura potente, intrecciando l’opera letteraria di Mustari con il pensiero dell’antropologo Vito Teti. Attraverso le pagine de “L’odore del pane”, ha evocato l’autenticità con cui Mustari descrisse il dolore della partenza, stabilendo un parallelismo bruciante con le tragedie che si consumano oggi nel Mediterraneo. È emersa l’immagine simbolica del “pane della restanza” di Teti: quel pane conservato per giorni, memoria tangibile di resistenza, legame indissolubile con la terra. Un monito a custodire identità e lingua, anche a distanza.

A questo si è aggiunto il saluto istituzionale della Vice Prefetto Roberta Molè, che ha ricordato come dietro ogni fuga non vi sia solo uno spostamento geografico, “ma legami interrotti, vuoti che chi resta continua a custodire”. Parole a cui hanno fatto eco quelle, profondamente personali, del professor Luigi Mariano Guzzo. Amico di una vita di Mustari, ne ha tratteggiato il profilo di uomo impegnato in una “restanza militante, meridionalista e cristiana”, un intellettuale che, insieme ad altri, ha lottato per una Calabria migliore attraverso una scuola democratica e attenta agli ultimi. Un’eredità che, secondo Guzzo, continua a interrogarci.

La cerimonia ha poi dato voce a chi la “restanza” la pratica ogni giorno. Giuseppe Caruso, artista e scrittore, ha raccontato la sua sfida: portare l’arte e i libri nei vicoli di un piccolo centro come Petilia Policastro, dimostrando che una Calabria vivace, lontana dagli stereotipi, non solo è possibile, ma esiste già.

Infine, il momento più atteso. La commissione ha assegnato due borse di studio da 250 euro. A Ludovica Flora Galloretti (IC Catanzaro Sala – S. Maria Milani Preti) per la poesia “La mia casa”, un’opera che scolpisce con sensibilità il senso di appartenenza perduta attraverso immagini intense ed evocative. E a Salvatore Giuseppe Talarico (IIS Vittorio Emanuele II – Chimirri) per il racconto “Non dormo la notte”, un testo che dà voce allo spaesamento e alla speranza di riscatto di un giovane emigrato.

Più che un evento, un patto generazionale. Un appuntamento che, nel nome di Costantino Mustari, ha riaffermato il valore della memoria come radice per costruire un futuro in cui restare non sia una condanna, ma una scelta libera e coraggiosa.

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