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Sibari–Crotone, la ripartenza sui binari: ma la svolta ionica è ancora un cantiere aperto

CROTONE – Un sospiro di sollievo, finalmente. Ma guai a chiamarlo traguardo. La riapertura della tratta ferroviaria Sibari–Crotone restituisce una parvenza di normalità a una Calabria ionica stremata da anni di isolamento, disagi endemici e promesse sbiadite dal tempo. Per migliaia di pendolari, studenti e lavoratori, il ritorno dei treni è una boccata d’ossigeno. Eppure, la prudenza è d’obbligo: questo non è il punto di arrivo, bensì lo spartiacque da cui deve transitare il rilancio definitivo dell’intera dorsale ionica. Un riscatto che non può prescindere dal completamento dell’elettrificazione e dall’addio definitivo a quell’odissea di cambi forzati a Sibari o Lamezia Terme.

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I numeri, d’altronde, parlano chiaro. L’ammodernamento dell’infrastruttura – che ha visto il rinnovamento di binari, ponti, stazioni e sistemi di sicurezza – ha richiesto un investimento monumentale, superiore ai 360 milioni di euro. Tra le novità spicca l’introduzione del sistema ERTMS, uno standard europeo d’avanguardia per la gestione della circolazione ferroviaria che promette standard di sicurezza inediti per questa tratta. Risultati tangibili, certo. Ma la storia recente di questa ferrovia impone di frenare i facili entusiasmi.

Troppe volte, in passato, il taglio del nastro si è rivelato un miraggio. Negli ultimi anni, le riaperture in pompa magna della Sibari–Crotone sono state puntualmente smentite, nel giro di pochi mesi, dal ritorno dei bus sostitutivi e da nuove, estenuanti interruzioni. Un’altalena di annunci e retromarce che ha logorato la fiducia dei cittadini, costretti a fare i conti con tempi di percorrenza biblici e una mobilità a singhiozzo. La vera sfida comincia adesso: garantire la continuità. Le prime settimane di esercizio hanno già mostrato il fianco a criticità, tra cancellazioni e disservizi residui. Segno che la transizione verso una reale efficienza è tuttora in corso.

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Il vero nodo gordiano resta l’elettrificazione. I cantieri sono visibili, le palificazioni avanzano e le nuove sottostazioni elettriche prendono forma, ma il traguardo è ancora lontano. Fino a quando la trazione elettrica non correrà lungo l’intera linea, la ferrovia ionica rimarrà una cattedrale a metà, impossibilitata a ospitare stabilmente i moderni convogli a lunga percorrenza e a tagliare in modo drastico i tempi di viaggio. Senza questo salto tecnologico, ogni sforzo rischia di rimanere monco. L’ERTMS da solo non basta: la tecnologia deve sposarsi con treni moderni e una rete interamente cablata.

Serve, in definitiva, una visione d’insieme. La costa ionica non può accontentarsi di un binario riattivato; necessita di un ecosistema della mobilità integrato. Treni, linee di autobus, parcheggi di interscambio e un collegamento rapido con l’aeroporto di Crotone devono integrarsi in un’unica rete fluida. Solo offrendo un’alternativa reale, competitiva e puntuale, si potrà convincere il cittadino a lasciare l’auto in garage.

La memoria storica del territorio è satura di cronoprogrammi disattesi. Ora che i riflettori delle inaugurazioni si sono spenti, è il tempo della responsabilità. RFI, Regione Calabria e Trenitalia devono garantire tempi certi, risorse blindate fino all’ultimo bullone e un monitoraggio trasparente che coinvolga direttamente le associazioni dei pendolari.

La posta in gioco supera i confini del trasporto pubblico. Una ferrovia moderna è il volano per il turismo, la chiave di volta per la competitività delle imprese locali e l’anello di congiunzione con il porto e lo scalo aereo di Crotone. Non è un lusso, ma il prerequisito minimo per spezzare l’isolamento economico e sociale di un’intera area. La riapertura della Sibari–Crotone è un buon inizio, ma la vera svolta si misurerà solo quando la costa ionica sarà stabilmente, e senza interruzioni, al centro della mappa ferroviaria calabrese.

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