Cronaca

Svuotano il patrimonio della zia anziana: famiglia di Crotone condannata a oltre 10 anni

CROTONE – Hanno prosciugato sistematicamente i beni di un’anziana zia vedova e senza figli, sottraendole oltre 350mila euro con un piano meticoloso che si è concluso con il riciclaggio dei fondi. Per questo, tre membri di una stessa famiglia di Crotone hanno patteggiato pene complessive superiori ai dieci anni di reclusione.

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Davanti al Giudice per le Udienze Preliminari del Tribunale di Crotone, un uomo di 73 anni, sua moglie e il loro figlio hanno ammesso le proprie responsabilità, chiudendo il processo con condanne per circonvenzione di incapace, riciclaggio e autoriciclaggio. Oltre alla reclusione, la famiglia dovrà pagare multe per circa 40mila euro e le spese processuali.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai militari della Guardia di Finanza di Crotone, è scattata nell’aprile del 2024 in seguito all’esposto presentato dal fratello della vittima. Le Fiamme Gialle hanno avviato complessi accertamenti bancari e documentali, ascoltando testimoni e ricostruendo quella che gli inquirenti hanno definito una vera e propria “condotta di pirateria spoliativa patrimoniale”.

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La dinamica criminale ha avuto inizio nei primi mesi del 2022. Il nipote, approfittando dello stato di deficienza psichica e infermità mentale della zia – una condizione già manifesta dal 2021 e in costante peggioramento – l’ha convinta a firmare una procura generale. Questo documento gli ha conferito pieni poteri per gestire l’intero patrimonio dell’anziana.

Una volta ottenuta la procura, l’uomo ha venduto un appartamento di proprietà della donna e ha aperto nuovi conti correnti a suo nome, ottenendo l’accesso alle relative carte di pagamento. Da quel momento, ha dato il via allo spoglio sistematico dei beni attraverso prelievi di contante, ricariche di carte elettroniche, versamenti su conti di gioco online e negoziazione di assegni.

Il denaro sottratto, per un totale di oltre 350mila euro, è stato poi riciclato con la complicità della moglie e del figlio dell’imputato principale. I fondi sono stati immessi in attività economiche, finanziarie e speculative per occultarne l’origine illecita e renderne difficile il tracciamento.

La vittima, deceduta nel luglio del 2023, non ha potuto assistere all’esito giudiziario della vicenda. L’operazione sottolinea la gravità di un fenomeno criminale insidioso che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, evidenziando l’importanza delle indagini patrimoniali per contrastare non solo il reato principale, ma anche i successivi circuiti di riciclaggio utilizzati per “ripulire” i proventi illeciti.

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