VIDEO – Nel terzo anniversario della tragedia di Cutro, familiari e organizzazioni chiedono verità e scuse
A tre anni dalla strage di Steccato di Cutro, familiari delle vittime e organizzazioni umanitarie continuano a chiedere verità e giustizia, mentre a Crotone si apre il processo contro sei ufficiali accusati di negligenza e omicidio colposo.
Il 25 febbraio 2023 resta una data impressa a fuoco nella memoria collettiva italiana. In quella tragica notte, il caicco “Summer Love” si è infranto contro una secca a pochi metri dalla costa calabrese, trasformando il sogno di una vita migliore in una delle più gravi stragi del Mediterraneo. Almeno 94 persone hanno perso la vita, tra cui circa 35 minori, e un numero ancora imprecisato di corpi giace in fondo al mare.
A tre anni da quella notte, il cammino verso la verità giudiziaria procede lentamente ma inesorabilmente. Lo scorso 30 gennaio, presso il tribunale di Crotone, si è aperto il dibattimento del processo penale che vede imputati sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Le accuse sono pesantissime: negligenza, naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.
Le famiglie si costituiscono parte civile
A chiedere giustizia in aula non ci sono solo i pubblici ministeri. Oltre 50 sopravvissuti e familiari delle vittime si sono costituiti parte civile, affiancati da sei importanti organizzazioni di ricerca e soccorso (EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE), portando il totale delle parti civili a 86. La loro partecipazione attiva è un elemento cruciale per accertare le responsabilità e, come sottolineato da Amnesty International, rappresenta un passaggio fondamentale per tutelare il diritto alla verità e garantire una riparazione alle famiglie.
Le responsabilità sotto accusa
Gli accertamenti investigativi hanno fatto emergere un quadro di gravi omissioni. Ore prima del naufragio, sia Frontex che le autorità italiane disponevano di informazioni cruciali che avrebbero potuto prevenire la tragedia. Erano a conoscenza delle pessime condizioni meteorologiche e della probabile presenza di migranti stipati sottocoperta. Nonostante gli allarmi, le autorità italiane avrebbero dato priorità a un’operazione di polizia, ritardando gravemente l’intervento di soccorso e gestendo con scarso coordinamento l’emergenza. Nel corso del processo, non è escluso che possano essere chiamati a testimoniare anche i ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, per chiarire la catena di comando e i presunti ritardi.
Le richieste di riforma
Oltre alla giustizia per il caso specifico, la tragedia di Cutro ha riacceso il dibattito su questioni più ampie. Amnesty International ha ribadito l’urgenza di una revisione delle procedure di ricerca e soccorso e delle politiche sui visti. “Le persone morte a Cutro potrebbero essere ancora vive se le autorità avessero agito in conformità con i loro obblighi”, ha affermato Serena Chiodo, referente campagne su migrazione di Amnesty International Italia. Le organizzazioni umanitarie sono compatte nel sottolineare che un numero inferiore di persone sarebbe costretto a intraprendere viaggi mortali se i governi europei ampliassero l’accesso a canali sicuri e regolari.
In un Mediterraneo che continua a essere una delle rotte migratorie più letali al mondo, il processo di Crotone non è solo un atto dovuto verso le vittime e i loro familiari, ma rappresenta un momento cruciale per affrontare le responsabilità istituzionali e le profonde lacune nelle operazioni di ricerca e soccorso che hanno segnato quella tragica notte di febbraio.

