‘Ndrangheta, i boss comandano dal carcere – Operazione Libeccio. Il Procuratore: “Situazione allarmante”
ISOLA CAPO RIZZUTO – Un’imponente operazione antimafia, denominata “Libeccio”, ha scosso la provincia di Crotone, svelando una realtà inquietante: i vertici della ‘Ndrangheta continuano a gestire i loro affari illeciti, impartendo ordini e coordinando le attività criminali direttamente dalle celle dei reparti di alta sicurezza. Il blitz, scattato all’alba del 10 marzo, ha portato all’arresto di 19 persone, sollevando un serio allarme sulla reale efficacia del sistema penitenziario italiano.
L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone e del Ros di Catanzaro, è partita dal danneggiamento di un’impresa locale impegnata in un appalto Enel. Tuttavia, il quadro che ne è emerso si è rivelato ben più grave e complesso. Le investigazioni hanno messo in luce come le potenti cosche Arena, Manfredi e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto fossero dirette da detenuti, tra cui il boss Manfredi, soprannominato “Scarface”. Attraverso l’uso di telefoni cellulari illegalmente introdotti negli istituti, i capi non solo gestivano estorsioni, traffico di droga e la “bacinella” (la cassa comune del clan), ma si coordinavano tra diverse prigioni, dimostrando una permeabilità del sistema che vanifica gli sforzi di contenimento.
Durissimo il commento del procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, che ha definito l’operazione “l’ennesimo campanello d’allarme”. “Le sezioni di alta sicurezza sono tali soltanto nominalmente”, ha dichiarato, sottolineando come l’indagine abbia rivelato una completa inadeguatezza nel garantire l’isolamento dei circuiti criminali. Curcio ha lanciato un appello diretto al Ministero e all’amministrazione penitenziaria per una profonda revisione delle misure di sicurezza, evidenziando come il problema non sia circoscritto a un singolo istituto ma diffuso a livello nazionale.
La risposta dello Stato è stata affidata alle parole del vicecomandante del Ros, Paolo Vincenzoni, che ha parlato di “forza d’attacco imponente” per dare un segnale chiaro alla criminalità organizzata. Nonostante i colpi subiti nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026, le cosche hanno dimostrato una “spiccata resilienza”, riorganizzando rapidamente i propri assetti e mantenendo piena operatività. Questa capacità di rigenerarsi, unita alla possibilità di comandare dall’interno del sistema carcerario, rappresenta una delle sfide più critiche nella lotta alla ‘Ndrangheta.




